Risvegliare l'amicizia e rilanciare il Club dopo la pandemia: obiettivi del presidente de Sanctis


Il presidente Felice de Sanctis

Cari amici, vi ringrazio della fiducia che mi avete accordato e che spero di poter meritare in questo anno alla guida del Rotary Club di Molfetta. Questo collare che oggi mi viene trasmesso, ha un peso non solo materiale, per le 49 targhette che vi sono inserite, ma soprattutto per l’eredità che mi viene trasmessa da chi ha guidato il Club in modo esemplare in questi anni. Un passaggio di testimone che spero possa essere anche una testimonianza.

La mia vita è stata un percorso di sfide, anche quelle che sembravano impossibili e anche questa presidenza sarà una sfida da affrontare con grande umiltà al vostro servizio. La parola “service”, servizio, è fondamentale nel Rotary ed è un verbo che ho imparato a coniugare fin da ragazzo nella mia lunga, indimenticabile, esperienza scout che mi ha formato. Insomma, per me, costituisce uno stile di vita, anche nella mia esperienza professionale di giornalista, che mi ha permesso di fare il lavoro che desideravo, per continuare ad essere utile agli altri.

Il nostro Club sta vivendo un momento difficile: è inutile nasconderlo, anzi riconoscerlo ci aiuta ad affrontare la situazione in una giusta consapevolezza, con la possibilità di reagire nella maniera migliore.

Veniamo da mesi di pandemia che ci hanno impedito di guardarci in viso e ci hanno tolto la gioia di scambiarci sorrisi, nascosti dietro quelle mascherine indubbiamente indispensabili e vitali, ma che ci hanno tolto la nostra identità.

Abbiamo anche un problema di crescita dell’età media dei soci, dell’abbandono di alcuni che avevano scelto di condividere un cammino nel Rotary, di questa ruota che gira con l’obiettivo di “servire per cambiare vite come ci ricorda il presidente internazionale Shekhar Mehta.

E’ per questo che ho pensato di coinvolgere in modo totale i giovani del Rotaract (Club che ho contribuito a fondare 46 anni fa) e che ringrazio per l’affetto con cui mi hanno accolto nel nostro primo incontro. I rotaractiani porteranno un’iniezione di giovinezza, di entusiasmo e anche di competenze, che anche i giovani possiedono, per un interscambio di esperienze e valori. In questo sono fortunato ad ereditare un Rotaract efficiente e composto da ragazzi in gamba e che, soprattutto, credono in quello che fanno.

Nella situazione difficile, scontiamo anche una scarsità di risorse a supporto della nostra voglia di essere al servizio degli altri.

Il presidente internazionale, nel recente incontro con i presidenti dei Club, nella prima assemblea distrettuale, ci ha invitato a prendere ciò che possiamo e a portarlo dove serve a cambiare vite (di qui il service in Albania, del quale vi parlerò in occasione della riunione per l’illustrazione del programma).

Il nostro fondatore Paul Harris ci ha invitato a preoccuparci meno del rumore del male, ma più del silenzio del bene. “Chi non lotta per qualcosa, ha già comunque perso. E’ una regola che vale per tutto l’universo. E ritorna tutto quello che dai”, condivido queste parole della canzone “Combattente” di Fiorella Mannoia.

Noi dobbiamo dare un’immagine diversa da quella che alcuni percepiscono e che non è vera, quella di una élite, che vive nel chiuso del proprio Club. Se élite nel nostro caso vuol dire, un insieme di professionalità al servizio del bene comune, oggi sempre più dimenticato in questa umanità in guerra, nell’egoismo diffuso (anche dai social), dove crescono le individualità, ma anche le solitudini, ebbene ci piace sottolineare il sostantivo élite per la sua finalità sociale.

Ecco perché ho scelto questo logo, che non considero il mio logo, ma di quello del Club di Molfetta in questo anno 2021-2022. Il motto: “accogliere per condividere in amicizia” mi piacerebbe che fosse condiviso come sintesi di un progetto che, anche realizzare in parte, sarebbe già un grosso risultato.

Accogliere ricorda il tema dell’accoglienza di nuove e diverse culture che, integrandosi, impediscono che una civiltà possa estinguersi, come sta pericolosamente avvenendo in Italia. Oggi non si riesce ancora a dare accoglienze che abbiano il sapore di umanità, come ci ricordava il nostro indimenticabile don Tonino Bello, che tante lezioni di vita, mi ha offerto nei nostri incontri. «Mi lascia soprappensiero il fatto che si stenti a capire le “buone ragioni” dei poveri allo sbando e che in questo esodo biblico non si riesca ancora a scorgere l’inquietante malessere di un mondo oppresso dall’ingiustizia e dalla miseria», sono le sue parole, pronunciate quando già oltre 30 anni fa indicava questa “impressionante transumanza di gente alla deriva”.

La fusione di etnie diverse è possibile: anzi, appartiene a quel pacco di progetti che costituiscono la sfida più drammatica per la sopravvivenza della nostra civiltà. La comunicazione con culture altre, insomma, non è un’utopia, né uno sterile sospiro di sognatori. Del resto, non dimentichiamo che anche la storia del nostro Paese è fatta di integrazioni di culture diverse.

Oggi, ancora più di ieri, viviamo atteggiamenti di rifiuto, discriminazione, violenza, razzismo. E ricordiamo i nostri residui di umanità solo quando vediamo le immagini di quel corpicino senza vita che il mare ci ha restituito per farci riflettere e vergognare. Ma dura poco, poi torniamo ai nostri egoismi e al rifiuto delle diversità, non visto come risorsa, ma come pericolo.

Eppure vorrei ricordare a me stesso che per lavoro mi sono occupato di economia, che le civiltà più progredite, sono il frutto della contaminazione di culture. E il Rotary, nella sua internazionalità e condivisione degli stessi valori, può essere lo strumento per superare queste barriere di egoismo e di un rinascente razzismo che tanto male ha fatto al genere umano.

Ma accogliere significa anche essere pronti ad incontrare gli altri, i nostri amici soci, ma anche nuovi soci, per condividere con loro l’amicizia, senza della quale ogni missione è impossibile.

Punterò, perciò, a una conferenza in meno, ma ad una gita in più, per il piacere di stare insieme per sentirsi meno soli, ma anche più solidali all’esterno e all’interno del Club. Risvegliare i sentimenti di amicizia che ci legano, conoscerci meglio, può favorire la partecipazione anche ad un incontro su un argomento che magari potrebbe sembraci poco interessante, ma che diventa l’occasione per stare insieme: il piacere di stare insieme in amicizia. Ecco spiegato il significato più esteso del motto: “accogliere per condividere in amicizia”.

La pandemia ci ha insegnato che nessuno si salva da solo, come dice anche il nostro Papa Francesco. Non dimentichiamolo ora che il pericolo si è ridotto, ma non è scomparso.

Vi illustrerò più dettagliatamente il programma nell’incontro dedicato, ora vi accenno soltanto i temi: Ambiente, legalità, il dopo pandemia, Scuola, sanità, il mondo che verrà, il futuro del Sud anche alla luce del Recovery fund, le nuove schiavitù e la parità di genere, anziani come risorsa e non come problema, il futuro dei giovani: quali professioni in un mondo in cui cambia profondamente il lavoro, sviluppo del territorio ed educazione alimentare.

Mi piacerebbe pensare che ognuno di noi si senta indispensabile nella crescita del Club per servire al di sopra di ogni interesse personale, come recita il motto del Rotary, in quell’orgoglio di appartenenza che è consapevolezza di operare per il bene comune. Ce lo ha ricordato recentemente anche il nostro Pdg e istruttore distrettuale Titta De Tommasi.

La nostra, perciò, deve essere soprattutto testimonianza di valori e comportamenti corretti verso il Club, i suoi soci e gli altri in genere. Se si crede in qualcosa, occorre metterla in pratica, senza nascondersi dietro un’ipocrisia di comodo. Ecco il significato di testimonianza dei valori che danno un senso al nostro distintivo.

Tolleranza, amicizia e impegno per quello che ciascuno può dare del proprio tempo e delle proprie energie: questo mi piacerebbe vedere nel corso di quest’anno. Perché cambiare la vita degli altri significa cambiare anche la nostra vita, in questa società liquida, come la definiva Bauman, perché accentua gli egoismi.

Avrò bisogno di ognuno di voi (“se sbaglio, mi corrigerete” come diceva il papa Santo), per ritrovarci in quella convivialità delle differenze che piaceva a don Tonino, ma anche al nostro caro Luigi Palombella, che qui mi piace ricordare come amico e come splendida persona. Quando Luigi, come governatore del Distretto, insistette perché superassi la mia perplessità ad accettare l’incarico di presidente, offrendomi il sostegno della sua esperienza e il conforto della sua collaborazione, mi venne in mente la famosa frase di John Kennedy: mito della mia gioventù: “Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, ma chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese”.

Purtroppo, con nostro grande dolore, Luigi ci ha lasciato prematuramente, creando in tutti noi un grande vuoto. Mi sono sentito più solo in questa responsabilità, ma ho ricordato quella frase di Kennedy e, mutuandola, mi sono detto: “Non pensare a quello che il Rotary può fare per te (tanto), ma quello che tu puoi fare per il Rotary e per gli altri. E’ l’invito che rivolgo anche a voi cari amici: grazie della fiducia che mi avete accordato e spero di meritarla senza deludervi. Infine, permettetemi di ringraziare mia moglie Adelaide che mi è stata sempre accanto e mi ha sostenuto, ma è stata soprattutto la mia coscienza critica, in tutte le sfide della mia vita e che mi supporterà e sopporterà anche in questa nuova esperienza.

Buon Rotary a tutti.

Felice de Sanctis

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