La Paul Harris al regista Giulio Mastromauro di Molfetta vincitore del David di Donatello


Il ritorno è sempre un momento da festeggiare, il ritrovare odori, sapori, ricordi, colori ed affetti.

“Il cinema, il mio labirinto gigantesco tra infanzia, amore e memoria”, non solo il titolo di un incontro organizzato dal Rotary Club di Molfetta (al quale ha partecipato anche l’assistente del governatore Costantino Fuiano), ma l’abbraccio ad un regista di Molfetta e al suo sogno.

Giulio Mastromauro, vincitore del David di Donatello, ha realizzato il suo sogno ma non smette di sognare.


Il cinema è la bussola con la quale un bambino si orienta per trovare la strada, la sua.

Sogni e sogni ancora e poi capita di vincere il David per un cortometraggio. “Carlo e Clara”, “Nuvola” e poi “Inverno”, il vincitore.

Il presidente del Rotary Club di Molfetta, dott. Felice de Sanctis, lo definisce regista dei sentimenti. E non a caso “Carlo e Clara” è la storia d’amore oltre la malattia, oltre la vita.

Giulio Mastromauro è il regista che racconta le emozioni, le sue ed Inverno è il racconto autobiografico di una perdita, la più grave per un bambino.

Giulio non è figlio di giostrai, Giulio non parla greco ma siamo tutti Timo, il protagonista di Inverno, di fronte al dolore.

Beppe Fiorello ha definito Inverno, un pugno nello stomaco, un film senza tempo.

La settima arte, continua il dott. de Sanctis, è una forma di narrazione che si ispira alla vita ed alla morte.

Diversi sono i registi e operatori del cinema della nostra città, tanto che si potrebbe parlare di scuola molfettese, indice di anime grandi e cultura dei sentimenti.

E non si può non condividere il pensiero di Marcel Proust che affermava che solo grazie all’arte si può uscire da noi stessi.

Giulio Mastromauro è felice e grato. Il cinema, il suo, è memoria, è quello che lui è.

“Vivo da dodici anni a Roma, ma tutte le volte che torno a Molfetta, le emozioni riaffiorano, riaffiora il tempo dell’infanzia. Sono un ragazzo di trentanove anni cresciuto con un’ossessione: il cinema. Il mio sogno era quello di raccontare il mondo, dare voce ai fantasmi del passato. Inverno è il più vicino alla mia storia personale. Tocco l’infanzia, la scoperta del dolore nell’infanzia, la perdita. Mi sono messo a nudo, facendolo prima di tutto per me stesso e poi per gli altri. Mi sento un privilegiato perché sono arrivato dove volevo: raccontare storie vere e toccare corde emotive”. Il cinema è coesione, empatia.

“Dopo la vittoria del David, molti registi mi hanno chiesto di scrivere una sceneggiatura. Ci ho provato, ma, alla fine la scrittura l’ho tenuta per me. Allo stesso tempo, sono certo che non riuscirei a dirigere un film con una sceneggiatura che non ho scritto io, perché il cinema, per me, è una mano che ti prende e ti porta verso un’emozione. Non riesco ad essere regista distaccato ma considero tutta la troupe al servizio di un’idea. Tutti hanno una un ruolo fondamentale Inverno ne è l’esempio”.

La visione del cortometraggio lascia senza fiato chi ne prende visione per la prima volta e chi, lo rivede. E non può essere diversamente perché chiunque si rivede in uno dei protagonisti. Timo, il bambino, suo padre, i nonni, persone che vivono lo stesso devastante dolore in modo diverso.

Giulio Mastromauro il 13 maggio 2022 riceve con orgoglio il meritatissimo riconoscimento Paul Harris Fellow, massima onorificenza del Rotary International, attribuitogli in segno di riconoscenza e apprezzamento per aver tessuto reti di connessione tra i popoli.

Nulla di più stretta attualità.

Beatrice Trogu

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