Il “mondo carcere” tra sicurezza e trattamento al Rotary di Molfetta con la dott. Annalisa Gadaleta


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Le immagini dei Tg, le notizie di cronaca nera e/o giudiziaria portano nelle nostre case immagini di strutture carcerarie. Troppo spesso questa mole di immagini crea dei preconcetti o dei luoghi comuni. Per comprendere meglio il microcosmo carcerario il Rotary Club di Molfetta, presieduto dal dott. Felice de Sanctis, ha promosso, venerdì 22 aprile, un incontro sul tema: Il “mondo-carcere” tra sicurezza e trattamento.



Relatrice la dott.ssa Annalisa Gadaleta, Dirigente aggiunto Polizia Penitenziaria del carcere di Ferrara, uno dei tre istituti di alta sicurezza, dove sono reclusi numerosi ergastolani, detenuti al regime 41bis o per terrorismo.

Il presidente Felice de Sanctis, ha introdotto la dott.ssa Gadaleta con la toccante riflessione di don Tonino Bello sul difficile reinserimento di chi abbia la fedina penale sporca, affidata alla poetica lettera a “Giuseppe, avanzo di galera”. La vicenda del trentasettenne Giuseppe che riesce a non rimettersi nei guai per tre mesi, mantenendo la parola data al Vescovo («ho capito che se tu dai una parola la sai mantenere ed ora quasi mi pento di non averti chiesto tre anni invece che questi tre squallidi mesi»).

Ma per giungere al reinserimento, fondamentale rimane ciò che avviene all’interno delle strutture carcerarie.

La dott.ssa Gadaleta ha, dunque, presentato le funzioni che il Corpo della Polizia Penitenziaria svolge e non solo all’interno delle strutture.

Nella fattispecie, oltre a occuparsi dell’ordine e della sicurezza all’interno del carcere di Ferrara, la dirigente della Polizia penitenziaria Gadaleta svolge spesso anche attività di polizia giudiziaria, collaborando con la Procura della città estense.

Dopo aver tracciato un rapido excursus storico, dalla istituzione del Corpo degli Agenti di Custodia (corpo militare) nel 1890, alle finalità assegnate dal Codice Rocco (Codice Penale del 1931) e le modiche del 1937, quando vengono ufficialmente inseriti i compiti trattamentali, ossia si comincia a esplicitare la finalità educativa e trattamentale, questioni riprese nell’art. 27 della Costituzione.

Nel 1990 si assiste a una modernizzazione del Corpo, attraverso la smilitarizzazione (diventa un corpo civile ad ordinamento militare).

Tra le funzioni svolte c’è il piantonamento per i detenuti ricoverati oltre alla traduzione di detenuti, ossia il trasferimento, ad esempio, in caso di partecipazione ai processi o per visite mediche specialistiche, così come vengono forniti pareri anche in caso di richieste di misure alternative o permessi premio.

Tra i compiti non istituzionali possono esserci compiti di tipo contabile o amministrativo anche nelle Procure.

In realtà la gestione dei reclusi è solo una parte del lavoro svolto dalla Dirigente; a questo, infatti, si affianca la gestione del personale.

Ma il regime carcerario è finalizzato alla rieducazione in vista del reinserimento; per questo viene promossa una serie di attività; ad esempio, a Ferrara viene data possibilità di seguire corsi professionalizzanti o corsi di studio superiore e universitario, così come è assicurata l’assistenza spirituale per le diverse confessioni religiose.

E i primi risultati non sono mancati: diversi ex detenuti si sono laureati, si sono costruiti una famiglia, hanno trovato lavoro o avviato attività.

Ma quale speranza di reinserimento possono avere gli ergastolani? Per loro non soltanto c’è il vantaggio di occupare in maniera costruttiva il tempo ma, come ha affermato la dott.ssa Gadaleta rispondendo al quesito posto dal presidente del Rotary Felice de Sanctis, c’è soprattutto la possibilità di accedere al regime di semilibertà (lavorando al di fuori del carcere durante la giornata).

Oltre ad aver acceso i riflettori su un microcosmo spesso ignorato, l’incontro ha lasciato trasparire la competenza, l’etica professionale, l’esperienza della dott.ssa Gadaleta, l’amore per il proprio lavoro e la stima verso i colleghi.

Isabella de Pinto


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