Femminicidio, dramma in crescita. Al Rotary il Prefetto e il Procuratore Aggiunto di Bari

Aggiornamento: 8 apr


Tangari, Fuiano,Bellomo, de Sanctis, Maralfa, Scardigno, Valente

Confinate in condizione di prigioniere in casa, annientate, mandate all’ospedale e - in alcuni casi, più gravi - al cimitero. Per mano di mariti, compagni, familiari e conoscenti, per lo più. La lunga lista di maltrattamenti, abusi, violenze fisiche o psicologiche e stupri condotti sulle donne in quanto donne non rappresenta un insieme di fatti isolati.

Oggi, infatti non si parla più di “uxoricidio”, termine in cui la radice latina uxor (moglie) limitava il significato del termine all’uccisione di una donna in quanto moglie o, più in generale all’uccisione del coniuge. La coniatura del termine “femminicidio” ha consentito, invece di identificare l’uccisione di una donna in quanto tale e nel suo significato più ampio. Non a caso la sociologia ha iniziato a parlare di “femminicidio” – al singolare – anche in quanto “annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale”. E i dati degli ultimi decenni confermano una tendenza irriducibile.

Le ferite lasciate da questo fenomeno lasciano traccia nelle statistiche nazionali, nei verbali della polizia, segnano cicatrici nelle vittime, nelle madri, nei padri e tramandano fragilità indelebili ai figli. Sono 89 al giorno le donne vittime di reati di genere in Italia e nel 62% dei casi si tratta di maltrattamenti in famiglia. Nello specifico, relativamente al periodo 1° gennaio – 20 marzo 2022 sono stati registrati 57 omicidi con 19 vittime donne di cui 18 uccise in ambito familiare/affettivo: di queste, 13 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner.


Rispetto allo scorso anno si nota un lieve incremento nell’andamento generale degli eventi (da 51 a 57) mentre risulta in diminuzione il numero delle vittime di genere femminile (da 21 a 19). Di questo e molto altro si è discusso durante il convegno organizzato dal Rotary Club di Molfetta e dall’Ordine degli Avvocati di Trani, “I mille volti di femminicidi e violenza di genere: problema sociale in crescita”.

L’incontro – organizzato nell’Auditorium dell’Istituto Mons. Bello di Molfetta – si è aperto con l’intervento del presidente del Rotary Club, Felice de Sanctis che dopo i consueti saluti di rito ha introdotto i presenti all’argomento, riportando un dato sconcertante: in Italia ogni due giorni si consuma un femminicidio con una maggiore incidenza di casi nelle regioni del Nord come Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Veneto. Un abominio, questo che trova le sue radici in un fenomeno culturale e razziale in cui prevale la gelosia sulla fiducia, il possesso sull’amore, la violenza sul rispetto. Un fenomeno – come ci ha tenuto a specificare de Sanctis – che potrebbe di certo essere ridotto anche con investimenti importanti in tutti quei settori che supportano le donne che hanno il coraggio di denunciare: dai centri antiviolenza alle strutture socioassistenziali sino al potenziamento delle Forze dell’Ordine. Servirebbe anche – come ha spiegato durante il suo interevento l'avv. Marina Tangari, consigliera dell'Ordine Avvocati Trani – diffondere la cultura della legalità, del dialogo affinché attecchisca nella nostra società l’idea che a prescindere dal sesso, dall’età, dalla religione l’essere umano fonda il suo essere “umano” sul reciproco rispetto. Sicuramente di passi avanti ne sono stati fatti tanti passando una società patriarcale a una moderna attraverso uno dei segnali più importanti quale l’abolizione – il 5 settembre 1981- del delitto d’onore e del matrimonio riparatore. Ma è chiaro che le leggi da sole non sono sufficienti se alla base non c’è una educazione e una cultura adeguate che si facciano scudo a tutela della dignità dell’altro fuori da ogni paura. Ed è proprio fuori dalla paura che si può rinascere e riappropriarsi della propria vita. Ed il primo passo è sicuramente denunciare, anzi avere il coraggio di denunciare chi impunemente mette in pericolo la propria vita. E da questo punto di vista, Molfetta è una città molto attenta e sensibile a questo tipo di tematiche tanto da fondare – come ha ricordato Luisella De Pietro, assessore alle Politiche del Lavoro e alle Politiche attività per i giovani e per le donne – il Centro antiviolenza “Annamaria Bufi”, gestito dall’associazione Pandora. Associazione che tra l’altro aveva mosso già in primi passi in questa direzione – come ha specificato l’avv. Valeria Scardigno, presidente del Centro - creando uno sportello di donne al servizio di vittime di violenza o stalking. Quasi che la vita di una donna – come ha sottolineato la dott.ssa Antonella Bellomo, Prefetto di Bari – valga meno di quella di un uomo. Una domanda retorica che purtroppo di retorico non ha nulla. Anzi dal 9 agosto 2019 all’8 agosto 2020 si sono registrati 2.526 casi riguardanti le nuove fattispecie introdotte dalla legge 69/2019. In particolare, sono stati denunciati 718 casi di Revenge Porn, 56 di lesioni permanenti al viso, 11 di costrizione o induzione al matrimonio e 1.741 violazioni di provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. La percentuale delle vittime donne varia a seconda dei reati: 81,62% per il Revenge Porn, 24,07% per i casi di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, 63,64% in caso di costrizione o induzione al matrimonio e il 76,07% riguarda le violazioni di provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. E poi ci sono anche i cosiddetti “reati spia” che riguardano tutti quei delitti che sono indicatori di violenza di genere, espressione dunque di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica diretta contro una donna in quanto tale come ad esempio gli atti persecutori o stalking, i maltrattamenti contro familiari e conviventi e le violenze sessuali. Nel periodo gennaio-settembre 2020 l’andamento dei reati spia è stato altalenante, con numeri comunque inferiori rispetto a quelli dello scorso anno. Questa diminuzione, tuttavia, soprattutto nel primo periodo di lockdown sembrerebbe riconducibile alla difficoltà per le donne, dovuta anche alla presenza costante del partner in casa di raggiungere i luoghi idonei ad accoglierle e di presentare eventuali denunce/querele. In questo periodo, infatti molti centri antiviolenza hanno registrato una complessiva diminuzione delle chiamate. Concetti ripresi anche durante l’interevento del dott. Giuseppe Maralfa - Procuratore Aggiunto e coordinatore del pool "codice rosso" della Procura di Bari – che ha portato i presenti lungo lo snodo evolutivo della giurisdizione in materia di tutela delle donne, partendo dall’entrata in vigore il 9 agosto 2019 della legge n. 69/2019 nota come “Codice Rosso”. Un provvedimento questo rafforzare la tutela delle vittime dei reati di violenza domestica e di genere, inasprendone la repressione tramite intereventi sul codice penale e su quello di procedura penale. Forme di maltrattamento e brutalità spesso perpetrate per motivi futili: nel 2019, il 30% delle donne sono state uccise per motivi passionali (contro il 16% ne 2020), mentre il 29% per lite/futili motivi. Nel 2020, invece, l’omicidio per lite/futili motivi è quello predominante (40%). L’età predominante delle vittime dei partner è 25-34 anni (l’82,4%), seguita dalle 35-44enni (78,9%), le 55-64enni (70%) e le 45-54enni (65%). Solo le 18-24enni sono uccise in eguale misura da partner, parenti e persone a loro sconosciute (tutte nel 33% dei casi). Al contrario, i maschi di tutte le età, fatta eccezione dei minorenni e degli anziani, sono uccisi prevalentemente da persone non conosciute dalla vittima. A concludere la serata, gli interventi programmati della presidente della Fidapa, Mari Diolini e della presidente della Consulta Femminile Marta Vilardi. Un ringraziamento speciale va al Dirigente Scolastico, prof. Maria Rosaria Pugliese che ha accolto con interesse l’invito del Rotary Club di Molfetta, fornendo la location per il convegno e dando ai presenti – attraverso il suo intervento – uno spiraglio di luce su come la formazione, l’educazione e l’istruzione possano formare uomini e donne migliori affinché l’abominio della violenza possa essere arginato. O quantomeno questo è l’auspicio. A concludere l'interessante seminario è stato l'assistente del Governatore del Distretto 2120 Costantino Fuiano.

© Riproduzione riservata

Angelica Vecchio


6 visualizzazioni0 commenti